Disabilità e Lavoro di ARIANNA COLONELLO

LOGO MIDLa nuova legge sul lavoro dei disabili. Contributo di Arianna Colonello
Disabilità e lavoro:
La nuova legge, entrata in vigore il 1 gennaio, 2018.

1. Cosa prevede?

La nuova legge sul lavoro, entrata in vigore il 1 gennaio, 2018
sull’accesso al lavoro dei disabili, prevede l’obbligo per i datori di
lavoro privati e pubblici, di assumere un lavoratore disabile
iscritto/a alle liste del collocamento mirato (L. 68 del 1999), se
l’azienda impiega nel suo organico fino a 15 dipendenti. Nel caso in
cui l’azienda impiega tra i 15 ed i 35 dipedenti l’azienda è obbligata
ad assumere due lavoratori con disabilità, iscritti alle liste delle
categorie protette, ai sensi della L. 68 del 1999.

2. Cosa succede se i datori di lavoro non adempiono ai loro obblighi
di assunzione?

I datori di lavoro nel caso in cui non adempiono ai loro obblighi
suddetti, sono chiamati a pagare una sanzione, che ammonta a 140 euro
al giorno. Nel caso in cui i datori di lavoro si adeguino alle
disposizioni di legge, entro 2 mesi dalla sua entrata in vigore, la
sanzione si abbassa a 39.00 euro.

3. Cosa ha cambiato questa legge, rispetto al passato?

Questa legge ha inalzato le sanzioni, in quanto in passato molti
datori di lavoro hanno scelto di pagare le sanzioni, piuttosto che
assumere un disabile nel proprio organico.

4. Cosa ne pensano i datori di lavoro, di questa nuova legge?

I datori di lavoro rappresentati da Confindustria, è stata ospite in
alcune trasmissioni televisive (TV200, Attenti al Lupo), le quali
hanno trattato il tema dell’inserimento lavorativo dei disabili. Il
sindacato dei datori di lavoro: Confindustria, si è lamentato,
denunciando che i tempi di adeguamento alle nuove disposizioni
legislative, ai quali i datori di lavoro devono sottostare erano molto
brevi. Ovvero i datori di lavoro avevano solo 2 mesi di tempo (fino al
1 marzo, 2018), per adeguarsi alle nuove disposizioni. Confindustria
ha chiesto buon senso, ed ha illustrato l’enorme difficoltà incontrata
dalle aziende ad adeguarsi alle nuove disposizioni di legge. Inoltre
ha ipotizzato come soluzione un rinvio del termine entro il quale i

datori di lavoro devono adeguarsi alla nuova legge.

5. Quali sono i benefici derivanti dalla nuova legge?

In teoria la legge dovrebbe portare all’assunzione di circa 70.000
aspiranti lavoratori disabili iscritti alle liste dei vari
collocamenti mirati.

6. Opinioni e criticità. I punti nascosti di questa legge?

Secondo me questa legge contiene parecchie criticità, perchè? Questa
legge riflette un approccio molto lontano, da quello voluto dalla
Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei disabili, ratificata
dall’italia nel 2009. Con questa affermazione intendo dire che la
Convenzione dei diritti dei disabili sottolinea la necessità di non
focalizzarsi sulla minorazione, di cui ll soggetto è affetto, bensi
sullle barriere ambientali sociali, sono queste ultime infatti il
risultato della disabilità del soggetto. Tra l’altro tra i tanti
obiettivi della Convenzione è quello di invitare gli Stati Membri che
hanno ratificato la Convenzione (Italia nel 2009), a prendere tutti i
provvedimenti necessari, per un’effettiva e piena partecipazione del
soggetto disabile nella società in cui vive. Soprattutto la
Convenzione intima un cambiamento di approccio da un punto di vista
sociologico, infatti è risaputo che in Italia il modello sociologico
adottato sulla disabilità, è quello medico sulla disabilità. Cosa
significa? Il modello medico sociologico della disabilità definisce il
disabile come un soggetto ammalato, bisognoso di assistenza e
portatore di bisogni speciali, inoltre il disabile viene visto come un
peso per la società, ed un elevato costo per il sistema sanitario
nazionale. Si tende erroneamente a pensare che il disabile visivo sia
anche disabile intellettivo, ovviamente non è cosi, con la conseguenza
che qualcuno si prende l’onere di gestire la sua vita. Il disabile
viene recepito come un qualcosa da aggiustare, da riparare, ci si
focalizza solamente sugli aspetti clinici e medici caratterizzanti
della malattia, menomazione di cui il soggetto è affetto. Purtroppo
l’Italia ha un’approccio molto

assistenzialista. Il modello medico
comporta come consequenza l’isolamento la segregazione del soggetto
stesso, il risultato che si ottiene è quello di un soggetto posto al
di fuori della società nella quale il singolo soggetto disabile vive.
In questo il soggetto viene visto percepito dalla società come
diverso. La diversità fa paura, il disabile è molto stigmatizzato in
tutte le fasi della vita, tra cui anche in quella della ricerca del
lavoro. Io penso che questa legge purtroppo non riflette un livello
sociale inclusivo, il quale ha l’obiettvo di rendere partecipi i
disabili all’interno della società. La disposzione legislativa in
questione evidenzia, il persistente approccio assistenzialista del
nostro paese, un approccio molto demotivante, per il disabile durante
la fase della ricerca del lavoro. Questa legge è molto passiva si
focalizza sulla menomazione, ed obbliga anche i datori di lavoro ad
adottare lo stesso approccio. I datori di lavoro giustamente devono
focalizzarsi sui loro bisogni di personale, ovvero assumere una
persona in grado di apportare profitto all’azienda, non lo assume per
la disabilità, bensi perchè il soggetto è capace: “ è utile
all’azienda, può essere utilizzato per quella particolare mansione,
per la quale viene assunto”.
Secondo me di fatto non cambierà nulla con questa legge, non per
pessimismo, ma perchè non c’è un approccio inclusivo nella società dei
disabili. I datori di lavoro si vedono invadere le aziende dal
collocamento mirato, dalle loro verifiche e dalle sanzioni in caso di
mancato adempimento degli obblighi di legge.

7. Cosa c’è che non va (dalla prospettiva dei datori di lavoro)?

I datori di lavoro tendono a non assumere disabili molto spesso a
causa, dei luoghi comuni, i quali vanno assolutamente abbattuti, quali
sono?
1. Il lavoratore costa troppo in termini di accommodamenti
ragionevoli, (spiegherò in seguito di cosa si tratta).
2. Mi darà problemi legali nell’azienda
3. È improduttivo
4. Ho molto pregiudizio
5. Penso che il disabile non possa essermi utile, lo

vedo come un peso
sia a livello sociale sia a livello aziendale
6. Un disabile cosa può fare?
7. Se io lo assumo cosa gli faccio fare?
8. Troppa burocrazia
9. Trascorrono sei mesi troppo tempo dalla richiesta di assunzione
fino al termine della procedura che porta all’assunzione stessa. E’
una procedura che mi demotiva a procedere all’assunzione. Si tratta di
una procedura molto umiliante ed stressante per il lavoratore, il
quale sa di non ottenere nulla alla fine della stessa. Un meccanismo
troppo macchinoso per entrambi.

8. Cosa c’è che non va dalla prospettiva della pubblica
amministrazione ed istituzioni?

I collocamenti mirati non lavorano abbastanza per far si che i dsabili
trovino lavoro, infatti molti disabili si lamentano, in quanto vedono
che i collocamenti mirati non funzionano non si danno da fare per
trovare loro lavoro adatto al proprio profilo professionale,
educativo, ed altresi una posizione che si avvicini il piu possibile
alle aspirazioni del lavoratore. Si focalizzano sulla disabilità non
sulle capacità e qualifiche professionali dei lavoratori. Nella
maggioranza dei casi i collocamenti mirati vengono visti non come
aiuto come dovrebbe essere, bensi come ostacolo alla ricerca del
lavoro da parte del disabile. Infatti molto spesso il disabile deve
adeguarsi o resta disoccupato a vita, oppure il mirato gli trova il
lavoro che vuole lui, non quello che vuole il disabile compatibile con
le sue capacità. I collocamenti mirati in alcuni casi forse per
smaltire le lunghissime graduatorie dei disabili che si rivolgono a
loro trovano dei lavori, che sono incompatibili con la patologia del
lavoratore disabile, con il conseguente rischio di peggiorare le
condizioni di salute di partenza, risultate dalla disabilità.

9. Cosa c’è che non va? (dalla prospettiva del lavoratore disabile)

Il lavoratore disabile si adagia su questo sistema assistenzialista,
non si da da fare aspetta tutto dagli altri, in questi casi: dal
mirato, pur sapendo che non fa nulla per lui o lei. A livello concreto
i disabili in

cerca di lavoro, giustificano questo approccio
assistenzialista anche se a parole lo disapprovano, però non fanno
nulla per far valere i propri diritti, forse per paura di peggiorare
la loro situazione già compromessa. Tuttavia ciò che risulta
inquietante, è la posizione dei dsabili ideologicamente contrari a
questo sistema, i quali decidono di non iscriversi al mirato per
scelta, sapendo già in partenza quale sarà il risultato finale, non
hanno la possibilità di accedere al lavoro come le persone
normodotate, questa è una forma di discriminazione. Inoltre è una
violazione del principio di autodeterminarsi dei disabili, i quali
decidono di ribellarsi ad un sistema che non sentono loro.

10. Cosa sono gli accomodamenti ragionevoli?

Gli accmodamenti ragionevoli sono gli ausili, gli aiuti tecnologici
che i datori di lavoro, le autorità sono chiamate a mettere a
disposizione dei disabili, (ad esempio software, sintesi vocali, barre
Braille), per dare la possibilità ai disabili di lavorare in
condizione di parità, rispetto agli altri lavoratori, raggiungendo gli
stessi risultati. Gli accommodamenti ragionevoli è un obbligo sancito
dalla “ European Employment Directive 75/2000/EC, oltre che dalla
stessa Convenzione sui diritti dei disabili”. Cosa succede se il
datore di lavoro non adempie a questo obbligo? Se il datore di lavoro
non adempie pone in essere un atto di discriminazione, nei confronti
del lavoratore disabile. Perchè cosi questi accommodamenti ragionevoli
fanno paura ai datori di lavoro? Gli accommodamenti ragionevoli fannno
paura, ed i datori di lavoro spesso si astengono dall’obbligo di
adottarli per un caso specifico. Tutto questo accade in quanto, i
datori di lavoro temono di avere dei costi elevatissimi, ma
attenzione!! I costi devono essere proporzionati. Infatti gli
accommodamenti ragionevoli devono essere stabiliti insieme al
lavoratore ed il datore di laovoro sulla base delle esigenze del
singolo lavoratore con disabilità.

11. Che cos’è la discriminazione?

La discriminazione può essere diretta ed

indiretta. La discriminazione
diretta si tratta di una situazione uguale, la quale viene trattata in
modo differente, Si ha discriminazione anche nel caso in cui non
venogno garantiti gli accommodamenti ragionevoli. Oppure, ad esempio,
quando un lavorare viene licenziato perchè non vedente. La
discriminazione indiretta, si verifica quando un patto, un
comportamento apparentemente neutrale, mettono il disabile in una
situazione di svantaggio. La doppia discriminazione, si verifica
quando un soggetto è portatore di doppio svantaggio, per questo viene
discriminato nel mercato del lavoro, per esempio si tratta di un
soggetto donna, quindi discriminata per motivi di genere, ed anche
disabile, discriminata anche sulla base della disabilità.

12. Possibili soluzioni

Per cambiare realmente le cose è necessario innazitutto abbattere le
barriere mentali e culturali sulla disabilità, attraverso campagne di
informazione da parte dei disabili già inseriti nel mondo del lavoro.
Un altro modo, che può essere usato per abbattere le barriere è quello
di organizzare iniziative di sensibilizzazione con degli stand in una
fiera, dove i recruters, fanno i colloqui di lavoro ed i lavoratori
disabili rilasciano il curriculum, senza bisogno di intermediari.
Questa iniziativa è già organizzata a Milano e Roma, l’iniziativa si
chiama: “ Diversità e lavoro”, bisognerebbe espanderla nel territorio
nazionale. Inoltre sarebbe utile che i collocamenti mirati, piuttosto
che fare da intermediari, dovrebbero mettere a disposizione la loro
professionalità, per insegnare ai disabili come fare un curriculum da
soli, ed anche come fare delle mook interviews, cioè interviste di
prova. Di modo che quando si presenta l’occasione per il disabile di
fare una domanda di lavoro il disabile la farà con piu serenità, con
maggiore sicurezza, utilizzando al meglio le nozioni acquisite.
Inoltre bisogna fare un lavoro di educazione nelle scuole, per aiutare
i disabili a scoprire le loro capacità ed prepararsi per inserirsi nel
mondo del lavoro. Inoltre sarebbe

opportuno fare molta educazione
all’accettazione ed inclusione della diversità nelle scuole, al fine
di informare i ragazzi con disabilità, che si può entrare nel mondo
del lavoro. I disabili che si affacciano al mondo del lavoro, con un
diploma o una laurea in mano, sono terrorizzati hanno paura di
appendere al muro i loro titoli di studio, senza avere l’opportunità
di utilizzarli nei mondo del lavoro. Poi certo anche la competizione
fa i suoi danni!!. Le associazioni dovrebbero creare nuove professioni
ed attingere fondi statali a livello nazionale ed europeo, a questo
scopo al di là di quelle tradizionali, come ad esempio, nel caso dei
non vedenti le professioni tradizionali sono: l’insegnante, il
centralinista, il fisioterapista. I non vedenti ed ipovedenti
potrebbero accedere a piu professionalità se venissero dati a loro i
mezzi, per farlo, si tratta solo di accettare che usare mezzi diversi
non vuol dire non raggiungere lo stesso risultato dei normodotati,
anzi a volte raggiungere risultati piu alti. Un’altra soluzione
riunire gil esperti in diritti dei disabili, far si che loro vadano a
fare gli opinionisti nelle maggiori radio ed emittenti televisive, di
disabilità non si parla o si parla molto poco. Inoltre gli esperti
della materia dvorebbero avere la possibilità di recarsi nelle scuole,
nelle aziende organizzare convegni coinvolgendo tutte le parti
interessate alla materia fare informazione. Con l’aiuto dei disabili
potrebbero organizzare campage di sensibilizzazione per abbattere il
pregiudizio. D’altro canto il legislatore italiano deve fare il suo
lavoro emanare legge piu idonee e conformi alla Convenzione sui
diritti dei disabili, non far finta che non esista. Infine i rendere i
disabili piu visibili, dar loro la possibilità di raccontare la
propria esperienza trovando delle soluzioni mettendosi tutti a
tavolino, senza prevaricazioni di potere come succede attualmente,
dove i disabili sono invisibili, bisogna far capire che “si può fare”,
le aziende hanno bisogno di storie positive provenienti dal

mondo del
lavoro della disabilità. Inoltre abbiamo bisogno di organi di
motoraggio che sorveglino piu efficacemente se uno gli Stati applicano
correttamente o meno la Convenzione.

13. Qual’è il mio contributo per un effettivo cambiamento?

Il mio contributo per ottenere un effettivo cambiamento si articola su
piu fronti, da un lato faccio informazione, attraverso una radio,
condotta da un sigore non vedente. Potete seguire le mie interviste
scaricando l’app: Giuseppe Cesena App. L’informazione abbatte
l’ignoranza ed il pregiudizio. Io faccio cinque interviste al mese in
media, parlo anche dei problemi della disabilità visiva nel mondo del
lavoro. Inoltre faccio presente le criticità, le possibili soluzioni
per un effettivo cambiamento. L’altro fronte sul quale sto lavorando è
quello, iin qualità di membro del network ENIL (European independent
Living Network), tradotto in italiano significa (il network della vita
indipendente), Inoltre, sempre all’interno di ENIL, sto lavorando
all’interno di una un gruppo, che si chiama “ gruppo dell’impiego”.
Attualmente siamo nella fase iniziale del progetto, siamo otto membri
provenienti da paesi diversi da ogni parte del mondo, Tuttavia, nella
nostra agenda tra le molte cose abbiamo messo, una mia idea personale
sulla quale stiamo lavorando, ovvero quello di creare un codice etico
per i datori di lavoro, il quale si rivolgerà anche agli aspiranti
lavoratori e datori di lavoro. Il codice etico non ha una finalità
coercitiva bensi di linea guida per il datore di lavoro spesso
smarrito nel’ambito della disabilità ed il lavoro, con la finalità di
proteggere il candidato lavoratore con disabilità, il quale al momento
non ha nessuna protezione legislativa, di conseguenza i potenziali
datori di lavoro spesso discriminano i potenziali lavoratori anche
sulla base della disabilità. Il lavoratore non ha modo di difendersi,
in quanto c’è un vuoto normativo. I datori di lavoro, in molti casi
quando sentono parlare di disabilità, durante la fase di selezione del
personale, dicono al

singolo potenziale lavoratore, anche se molto
qualificato di non presentarsi al colloquio, anche se il curriculum è
perfetto ed adatto al profilo richiesto dall’azienda. Infatti è
proprio e solo la disabilità, che porta a questa decisione.

14. Conclusione

Concludo, con la speranza, che al piu presto l’approccio sociologico
culturale, cambi o per lo meno migliori nei confronti della
disabilità. Ovvero ouspico un rapido passaggio da un’approcio
assistenzialista e tendente all’esclusione del disabile dal mondo del
lavoro, ad un approccio realmente inclusivo, il quale permetta al
lavoratore di esercitare il suo diritto ad una piena ed effettiva
partecipazione nella società, cosi come sottolineato nella Convenzione
dei disabili. Spero però altresi che il cambiamento di approccio non
provenga solo dalle istituzioni, dal legislatore, dalle aziende ma
anche da parte del disabile stesso, il quale non può restare passivo
vittima di un’assistenzialismo senza via di uscita. Io credo che se
cooperiamo insieme istituzioni, legislatore a livello nazionale ed
europeo,i disabili le loro organizzazioni rappresentative riusciamo a
migliorare la vita lavorativa di tanti disabili altamente qualificati
e non. Al fine di permettere al disabile di dare il suo contributo è
essenziale aumentare il suo potere decisionale nella sua vita, ovvero
la capacità di autodeterminarsi, noi membri di ENIL ci battiamo a
questo scopo. Solo attraverso il lavoro si può ottenere il primo passo
per una reale ed effettiva integrazione del disabile nella società. Io
fornisco il mio piccolo contributo, ma chiaramente non posso fare
tutto da sola, spero di dare un valido aiuto per l’inserimento
lavorativo di molti disabili, per questo mi piacerebbe ricevere anche
il vostro essenziale il vostro contributo, ovviamente serio, valido e
concreto. Mi auguro altresi che assieme a me ci siano altri esperti
sulla disabilità disponibili a fare gli opinionisti nelle grandi
emittenti radio e TV, non per avere visibilità, ma per dare
informazione cosi abbatteremo il

pregiudizio, oltre ad andare nelle
scuole, nelle aziende a comunicare che con una disabilità “si può fare
tutto”, basta abbattere i muri mentali. I muri mentali sono piu
potenti di quelli fisici, quindi vuol dire che dovremmo essere piu
numerosi ad abbatterli.!! Unitevi anche voi!!
ARIANNA COLONELLO

Pubblicato il: 26 marzo, 2018
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