«Accanto ai più deboli la mia vita ha un senso»

«Tutti siamo uguali. Non basta dirlo, bisogna crederci». E Michela Mirani, Assessore al Sociale del Comune di Marzano, piccolo paese in provincia di Pavia, e responsabile politico nazionale del Movimento Italiano Disabili, ci crede davvero. «Sogno un mondo in cui il disabile non venga più guardato con occhi pieni di compassione, ma venga apprezzato per la persona che è». Oltre i limiti e le apparenze. Utopia? «Oggi sicuramente sì, ma voglio credere che il domani sarà migliore. E vorrei poter dire un giorno di aver provato a cambiare le cose».

A piccoli passi, Michela si è fatta spazio tra la gente comune e nei cuori dei tanti disabili che oggi riempiono la sua bacheca Facebook. Ma anche la sua vita. «Ho mosso i primi passi nella politica in mezzo alla mia gente. Ad oggi resto molto legata alla mia terra, perché se ho raggiunto traguardi importanti è solo grazie ai miei concittadini. A Marzano ho capito che mettermi a disposizione dei più deboli mi faceva sentire realizzata. A Marzano ho trovato la mia strada». Una strada che percorre accanto a chi soffre. Non davanti, non dietro, ma accanto. «Mi sono avvicinata ai più deboli quando ho capito di essere fragile. Ed oggi sono sempre più convinta che aiutare il prossimo dia un senso a ciò che sono».

Al di là della sofferenza e oltre la malattia. «Soffro di una patologia autoimmune cronica, la tiroidite di Hashimoto. Quando sopraggiunsero i primi sintomi, ero appena rientrata da un viaggio all’estero, avevo serie difficoltà respiratorie, ed un formicolio mi pervadeva tutto il corpo. Secondo i medici erano semplici attacchi d’ansia. Quando, però, videro che la sintomatologia si ripresentava frequentemente, decisero di fare esami più approfonditi e finalmente arrivò la diagnosi. Mi venne quindi prescritta una terapia che ci mise due anni ad attecchire. In quel periodo mangiavo poco e soffrivo d’insonnia». Poi arrivò il tanto desiderato equilibrio. Almeno fino allo scorso anno. «Ad aprile dello scorso anno la mia situazione di salute è nuovamente peggiorata, avevo lancinanti dolori osteoarticolari che mi costringevano a letto». Ha preso quindi il via una nuova trafila di accertamenti, fino ad una nuova diagnosi: fibromialgia. «È una malattia invisibile e subdola, che non viene oggi unanimemente riconosciuta come tale». A rendere ancora più complessa l’accettazione della malattia è stata proprio la sensazione di non essere compresa da coloro che avrebbero dovuto curarla. «Non ho avvertito il pregiudizio nei rapporti interpersonali, quanto in un letto d’ospedale. I medici non credevano ai dolori così forti che avvertivo, l’unico che mi ha compresa è stato uno specialista dell’Ospedale San Raffaele di Milano».

Lungo questo difficile percorso, però, Michela non ha mai visto mancare l’affetto della sua famiglia e la presenza della fede. «La famiglia e la fede sono parti fondamentali di me. Quando penso alla fede penso sempre a mia nonna: è lei che mi ha trasmesso questo amore smisurato per la religione». Ma non solo. «Mia nonna è stata per me una maestra di vita. Con umiltà ed onestà si è fatta in quattro per aiutare la sua famiglia e mi ha tramandato un forte amore per il prossimo». Anche negli ultimi istanti di vita, la nonna ha insegnato a Michela a vivere con coraggio. «Anche dal letto dell’hospice, dove era ricoverata a causa di un male incurabile, ha saputo infondermi la giusta forza per affrontare la malattia».

È con questi presupposti che Michela si affaccia al mondo per portare avanti, insieme ai tanti che la sostengono e collaborano con lei, la battaglia più importante. «Voglio continuare ad impegnarmi per rendere la quotidianità più vivibile per tutti, disabili e normodotati. Solo quando tutti potremo vivere con le stesse opportunità, il mio impegno avrà avuto un senso. Fino ad allora, questo rimarrà sempre un dovere vivo dentro di me».

Ma Michela sa che da sola non può farcela e chiede a gran voce un cambiamento, proprio alla politica, di cui lei stessa fa parte. «A partire dalle realtà locali, sussiste tra le istituzioni e le persone una distanza che non è vantaggiosa per alcuno. La politica oggi non riesce ad immedesimarsi, a capire le fragilità delle persone ed il loro urgente bisogno di comprensione e vicinanza. Sarebbe forse necessaria un po’ di umanità in più».

Ciò che sogna Michela è ancora un miraggio, ma forse qualche passo in avanti lo si sta facendo. «Da poco collaboro con il Ministero della Disabilità, che, ad oggi, non è ancora pienamente operativo. Nasce, però, con l’idea di dare voce a livello istituzionale a persone che fino ad ora erano state invisibili». Dare voce alle persone. Non ai loro limiti, ma allora loro voglia di vivere, nonostante tutto. È questo che sprona Michela ogni giorno, perché «dietro una menomazione c’è un essere umano che chiede di vivere con dignità». E la politica deve permetterglielo.     

 

by Gloria Giavardi

L’inviato Quotidiano

Pubblicato il: 24 ottobre, 2018
Condividi anche tu!

Guarda anche

Lascia un commento